L’argomento si pone nel tema dei rapporti fra cartografia e pittura (D. Woodward, J. Schulz, F. Fiorani) – e nel capitolo siciliano dei ‘ritratti di città’ (L. Dufour, P. Militello, C. de Seta) – con riferimento allo iato tra le due forme di rappresentazione nel suo dibattuto esordio postsettecentesco (C. de Seta, V. Valerio). La Sicilia è terreno fertile per la sperimentazione di modelli di celebrazione letteraria, tradotti in cartografia mediante il ricorso ad apparati figurativi (M.I. Gulletta). L’esempio di Messina (A. Ioli Gigante, N. Aricò) mostra come la città sia stata oggetto di rappresentazioni cartografiche che fra XVI e XVIII secolo ripropongono – in cartigli, leggende e repertori figurativi – quel codice di ‘città bella’ fissato dall’antiquaria locale cinquecentesca; recepito nei secoli successivi attraverso le stesse dinamiche mitiche, storiche e topografiche che hanno contribuito a diffondere l’immagine dell’Isola come ‘terra di città’.

Immagini di Messina fra il Vulcano e la Spirale

Maria Ida Gulletta
In corso di stampa

Abstract

L’argomento si pone nel tema dei rapporti fra cartografia e pittura (D. Woodward, J. Schulz, F. Fiorani) – e nel capitolo siciliano dei ‘ritratti di città’ (L. Dufour, P. Militello, C. de Seta) – con riferimento allo iato tra le due forme di rappresentazione nel suo dibattuto esordio postsettecentesco (C. de Seta, V. Valerio). La Sicilia è terreno fertile per la sperimentazione di modelli di celebrazione letteraria, tradotti in cartografia mediante il ricorso ad apparati figurativi (M.I. Gulletta). L’esempio di Messina (A. Ioli Gigante, N. Aricò) mostra come la città sia stata oggetto di rappresentazioni cartografiche che fra XVI e XVIII secolo ripropongono – in cartigli, leggende e repertori figurativi – quel codice di ‘città bella’ fissato dall’antiquaria locale cinquecentesca; recepito nei secoli successivi attraverso le stesse dinamiche mitiche, storiche e topografiche che hanno contribuito a diffondere l’immagine dell’Isola come ‘terra di città’.
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