Il saggio fa parte del volume (ID 33389) che inaugura la pubblicazione come serie di monografie a stampa, oltre che come numeri monografici della rivista online «Opera-Nomina-Historiae», delle sezioni ‘librarie’ del repertorio ‘Opere firmate nell'arte italiana/Medioevo’. Il progetto è volto a realizzare un corpus delle opere di ogni classe e tipologia, ‘firmate’ in latino e nei volgari italiani fra VII sec. e Gotico tardo, e prevede anche una versione in DB. La prima sezione è dedicata a “Siena e artisti senesi. Maestri orafi”. Il saggio, preposto al catalogo – composto dai profili degli orafi, cronologicamente ordinati, e dalle schede delle relative opere firmate – , presenta innanzitutto un primo bilancio del censimento svolto per il complesso della sezione ‘Siena e artisti senesi’ del repertorio (oltre 300 attestazioni, più un centinaio per le campane, ancora in via d’indagine), sottolineando la scelta, rarissima nel complesso del progetto, di trattarla a sé. Si propone una contestualizzazione della pratica della firma d’artista nella Siena medievale, singolarmente frequente e trasversale alle tecniche, nel quadro della ricca e variata produzione e delle dinamiche politiche artistiche del centro urbano nella stagione gotica e tardogotica. Si formulano quindi considerazioni critiche trasversali rispetto al catalogo che segue (66 schede per 38 orafi, dal tardo Duecento, con Guccio di Mannaia, al secondo quarto del Quattrocento, con Goro di Ser Neroccio; oltre 300 illustrazioni a colori realizzate ad hoc), insistendo in primis sulla cruciale rilevanza della tradizione indiretta, data l’elevata percentuale di opere perdute. Si rileva l’eccezionalità, nel panorama europeo, di tale frequenza, continuità e omogeneità di firme di orafi, in generale e per un singolo centro (di norma menzionato nelle firme, dichiarando la provenienza ‘de Senis’ dell'artista), e se ne propongono più chiavi di lettura: incidenza di modelli di massimo prestigio (Guccio di Mannaia, calice di Niccolò IV per la Basilica Assisi); consapevolezza del carattere innovativo della produzione (nuova tecnica dello smalto traslucido) e della continuità della tradizione; status dell’oreficeria come arte-guida (relazioni con la pittura); largo successo dell’esportazione; committenze di altissimo prestigio e a raggio ‘internazionale’ (in specie, grandi reliquiari). Si propongono infine alcune ulteriori linee di ricerca sulle iscrizioni (testi, lingua: problema della formulazione della firma da parte degli artisti, in proprio o meno; forme grafiche: eventuali scritture di ‘bottega’ o d’‘autore’).

Le molte 'firme' degli orafi senesi

DONATO, MARIA
2013

Abstract

Il saggio fa parte del volume (ID 33389) che inaugura la pubblicazione come serie di monografie a stampa, oltre che come numeri monografici della rivista online «Opera-Nomina-Historiae», delle sezioni ‘librarie’ del repertorio ‘Opere firmate nell'arte italiana/Medioevo’. Il progetto è volto a realizzare un corpus delle opere di ogni classe e tipologia, ‘firmate’ in latino e nei volgari italiani fra VII sec. e Gotico tardo, e prevede anche una versione in DB. La prima sezione è dedicata a “Siena e artisti senesi. Maestri orafi”. Il saggio, preposto al catalogo – composto dai profili degli orafi, cronologicamente ordinati, e dalle schede delle relative opere firmate – , presenta innanzitutto un primo bilancio del censimento svolto per il complesso della sezione ‘Siena e artisti senesi’ del repertorio (oltre 300 attestazioni, più un centinaio per le campane, ancora in via d’indagine), sottolineando la scelta, rarissima nel complesso del progetto, di trattarla a sé. Si propone una contestualizzazione della pratica della firma d’artista nella Siena medievale, singolarmente frequente e trasversale alle tecniche, nel quadro della ricca e variata produzione e delle dinamiche politiche artistiche del centro urbano nella stagione gotica e tardogotica. Si formulano quindi considerazioni critiche trasversali rispetto al catalogo che segue (66 schede per 38 orafi, dal tardo Duecento, con Guccio di Mannaia, al secondo quarto del Quattrocento, con Goro di Ser Neroccio; oltre 300 illustrazioni a colori realizzate ad hoc), insistendo in primis sulla cruciale rilevanza della tradizione indiretta, data l’elevata percentuale di opere perdute. Si rileva l’eccezionalità, nel panorama europeo, di tale frequenza, continuità e omogeneità di firme di orafi, in generale e per un singolo centro (di norma menzionato nelle firme, dichiarando la provenienza ‘de Senis’ dell'artista), e se ne propongono più chiavi di lettura: incidenza di modelli di massimo prestigio (Guccio di Mannaia, calice di Niccolò IV per la Basilica Assisi); consapevolezza del carattere innovativo della produzione (nuova tecnica dello smalto traslucido) e della continuità della tradizione; status dell’oreficeria come arte-guida (relazioni con la pittura); largo successo dell’esportazione; committenze di altissimo prestigio e a raggio ‘internazionale’ (in specie, grandi reliquiari). Si propongono infine alcune ulteriori linee di ricerca sulle iscrizioni (testi, lingua: problema della formulazione della firma da parte degli artisti, in proprio o meno; forme grafiche: eventuali scritture di ‘bottega’ o d’‘autore’).
Opere firmate nell’arte italiana / Medioevo. Siena e artisti senesi: Maestri Orafi
UnivesItalia
Firme di artisti nel Medioevo; Corpus; Oreficeria senese
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