A partire dal 1570 Michel de Montaigne pubblica gli scritti di La Boétie, lasciando però inediti i testi specificamente politici. Nel 1906, sulla «Revue politique et parlementaire», l’Armaingaud avanzava l’ipotesi che i passi più salienti del Discours de la servitude volontaire fossero dello stesso Montaigne, affermando che nel testo sono presenti allusioni ad avvenimenti posteriori alla morte di La Boétie. Ciò poneva allora un duplice problema di datazione, relativo sia alla redazione del testo che alla sua diffusione. Dell’autografo originale della Servitude volontaire si son perdute le tracce. Se ne conoscevano solo tre copie manoscritte, rintracciate nell’800 e conservate alla Bibliothèque Nationale de France. Altre tre si sono aggiunte in anni recenti: una fra le carte Pinelli dell’Ambrosiana di Milano, una seconda nei livres de raison del savoiardo Jean Piochet de Salins, la terza fra le collezioni della Folger Shakespeare Library in Washington. Sorge dunque ovvia la domanda circa la priorità tradizionalmente accordata alla copia de Mesmes. Sulla base di un’accurata analisi delle varianti, l’autore ritiene di poter avallare tale priorità, anche se la redazione di uno stemma dei differenti manoscritti appare difficilmente praticabile.

Rétablir un texte. Le Discours de la Servitude volontaire d'Etienne de La Boétie

RAGGHIANTI, Renzo
2010

Abstract

A partire dal 1570 Michel de Montaigne pubblica gli scritti di La Boétie, lasciando però inediti i testi specificamente politici. Nel 1906, sulla «Revue politique et parlementaire», l’Armaingaud avanzava l’ipotesi che i passi più salienti del Discours de la servitude volontaire fossero dello stesso Montaigne, affermando che nel testo sono presenti allusioni ad avvenimenti posteriori alla morte di La Boétie. Ciò poneva allora un duplice problema di datazione, relativo sia alla redazione del testo che alla sua diffusione. Dell’autografo originale della Servitude volontaire si son perdute le tracce. Se ne conoscevano solo tre copie manoscritte, rintracciate nell’800 e conservate alla Bibliothèque Nationale de France. Altre tre si sono aggiunte in anni recenti: una fra le carte Pinelli dell’Ambrosiana di Milano, una seconda nei livres de raison del savoiardo Jean Piochet de Salins, la terza fra le collezioni della Folger Shakespeare Library in Washington. Sorge dunque ovvia la domanda circa la priorità tradizionalmente accordata alla copia de Mesmes. Sulla base di un’accurata analisi delle varianti, l’autore ritiene di poter avallare tale priorità, anche se la redazione di uno stemma dei differenti manoscritti appare difficilmente praticabile.
Olschki
9788822259943
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