Nelle varie configurazioni con cui vengono concepiti in manoscritti e stampe, i paratesti visivi interagiscono fortemente con la componente verbale, evidenziando la struttura dell’opera per indicare possibili percorsi di lettura, proponendo selezioni del materiale letterario, offrendo spunti esegetici, e fornendo strumenti per la comprensione e la memorizzazione del testo. L’illustrazione si adegua di volta in volta anche alle varie interpretazioni dell’opera nel corso dei secoli, appuntando l’attenzione ora sul tessuto letterario e la complessità della scrittura, ora sulla sua funzionalità morale; e la focalizzazione su tali aspetti aiuta l’individuazione dei codici culturali in uso e la ricostruzione dell’immaginario attivo in un determinato periodo storico. Una straordinaria testimonianza di visualizzazione della poesia petrarchesca ci viene offerta nella prima metà del Cinquecento da un caso di illustrazione manoscritta di un esemplare aldino de Le cose volgari di Francesco Petrarca (Venezia, agosto 1514) conservato presso la Chatsworth House Library. Oltre alle stupende tavole monocrome poste ad antiporta dei capitoli trionfali, nei margini dell’aldina possiamo rinvenire numerosi disegni a colori di elegante fattura e simbolica configurazione. Questo intervento grafico da una parte alimenta una lettura allegorica del testo (poiché focalizza l’attenzione del lettore su metafore e sentenze), dall’altra fornisce vere e proprie imagines agentes cui ancorare il ricordo della lettera e del senso del fragmentum petrarchesco. La sua realizzazione è con ogni probabilità da attribuire alla collaborazione intellettuale, negli anni Trenta del Cinquecento, tra il poeta Aurelio Morani – letterato e diplomatico ascolano attivo presso la corte pontificia – e il pittore Cola dell’Amatrice, esponente negli stessi anni di un raffaellismo di rustica maniera. Nel taccuino di lavoro di quest’ultimo sono infatti riportate citazioni petrarchesche accompagnate da descrizioni di figurazioni allegoriche, che in alcuni casi coincidono con le illustrazioni dell’aldina. Un breve documento manoscritto rilegato in appendice al volume di Chatsworth trasmette inoltre alcuni strambotti di Morani composti per tramutazione dei versi del Canzoniere. Queste due testimonianze manoscritte contribuiscono a illuminare l’esperienza di cooperazione interpretativa della poesia di Petrarca condotta congiuntamente da Morani e Cola nella forma di un dispositivo semantico verbovisivo, com’è l’aldina di Chatsworth, e secondo una pratica di riscrittura che vede sfumare i confini tra petrarchismo iconico e petrarchismo testuale.

Riscritture verbovisive e cooperazione interpretativa del Canzoniere: l’Aldina 1514 della Chatsworth House Library

torre
2022

Abstract

Nelle varie configurazioni con cui vengono concepiti in manoscritti e stampe, i paratesti visivi interagiscono fortemente con la componente verbale, evidenziando la struttura dell’opera per indicare possibili percorsi di lettura, proponendo selezioni del materiale letterario, offrendo spunti esegetici, e fornendo strumenti per la comprensione e la memorizzazione del testo. L’illustrazione si adegua di volta in volta anche alle varie interpretazioni dell’opera nel corso dei secoli, appuntando l’attenzione ora sul tessuto letterario e la complessità della scrittura, ora sulla sua funzionalità morale; e la focalizzazione su tali aspetti aiuta l’individuazione dei codici culturali in uso e la ricostruzione dell’immaginario attivo in un determinato periodo storico. Una straordinaria testimonianza di visualizzazione della poesia petrarchesca ci viene offerta nella prima metà del Cinquecento da un caso di illustrazione manoscritta di un esemplare aldino de Le cose volgari di Francesco Petrarca (Venezia, agosto 1514) conservato presso la Chatsworth House Library. Oltre alle stupende tavole monocrome poste ad antiporta dei capitoli trionfali, nei margini dell’aldina possiamo rinvenire numerosi disegni a colori di elegante fattura e simbolica configurazione. Questo intervento grafico da una parte alimenta una lettura allegorica del testo (poiché focalizza l’attenzione del lettore su metafore e sentenze), dall’altra fornisce vere e proprie imagines agentes cui ancorare il ricordo della lettera e del senso del fragmentum petrarchesco. La sua realizzazione è con ogni probabilità da attribuire alla collaborazione intellettuale, negli anni Trenta del Cinquecento, tra il poeta Aurelio Morani – letterato e diplomatico ascolano attivo presso la corte pontificia – e il pittore Cola dell’Amatrice, esponente negli stessi anni di un raffaellismo di rustica maniera. Nel taccuino di lavoro di quest’ultimo sono infatti riportate citazioni petrarchesche accompagnate da descrizioni di figurazioni allegoriche, che in alcuni casi coincidono con le illustrazioni dell’aldina. Un breve documento manoscritto rilegato in appendice al volume di Chatsworth trasmette inoltre alcuni strambotti di Morani composti per tramutazione dei versi del Canzoniere. Queste due testimonianze manoscritte contribuiscono a illuminare l’esperienza di cooperazione interpretativa della poesia di Petrarca condotta congiuntamente da Morani e Cola nella forma di un dispositivo semantico verbovisivo, com’è l’aldina di Chatsworth, e secondo una pratica di riscrittura che vede sfumare i confini tra petrarchismo iconico e petrarchismo testuale.
2022
Settore L-FIL-LET/10 - Letteratura Italiana
Settore ITAL-01/A - Letteratura italiana
Petrarchism, Paratexts, Pictures: Petrarca e la costruzione di comunità culturali nel Rinascimento
Cesati
Petrarca; Miniatura
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