La presente intervista con il fotografo Antonio Biasiucci passa in rassegna il suo costante impegno con le forze primordiali, i rituali e i paesaggi dell’Italia meridionale, in cui la catastrofe non è un evento, ma una condizione esistenziale. Attraverso riflessioni in parte autobiografiche, Biasiucci racconta come la fotografia sia stata per lui un “dono” trasformativo, capace di tradurre la perdita personale, la natura selvaggia e vulcanica e i materiali ancestrali in una forma secolare di sacralità. La conversazione indaga i rapporti del fotografo con i suoi maestri come Antonio Neiwiller, il suo metodo teatrale fondato su una costante auto-disciplina e il suo approccio all’oscurità intesa come identità e linguaggio. Biasiucci svela come l’errore, la metamorfosi e l’immaginazione narrativa formino la struttura dei suoi “scenari” visivi, in cui le immagini attraversano temporalità diverse e mutano scala, generando mondi post-apocalittici sospesi tra memoria e rinnovamento. La sua pratica, infine, configura la fotografia come un pratica di scavo: un modo per dare senso alla morte, alla materia e alle fragili architetture dell’esistenza.
Nero accecante: la fotografia della catastrofe di Antonio Biasiucci
Corradino, Anna Chiara
;
2025
Abstract
La presente intervista con il fotografo Antonio Biasiucci passa in rassegna il suo costante impegno con le forze primordiali, i rituali e i paesaggi dell’Italia meridionale, in cui la catastrofe non è un evento, ma una condizione esistenziale. Attraverso riflessioni in parte autobiografiche, Biasiucci racconta come la fotografia sia stata per lui un “dono” trasformativo, capace di tradurre la perdita personale, la natura selvaggia e vulcanica e i materiali ancestrali in una forma secolare di sacralità. La conversazione indaga i rapporti del fotografo con i suoi maestri come Antonio Neiwiller, il suo metodo teatrale fondato su una costante auto-disciplina e il suo approccio all’oscurità intesa come identità e linguaggio. Biasiucci svela come l’errore, la metamorfosi e l’immaginazione narrativa formino la struttura dei suoi “scenari” visivi, in cui le immagini attraversano temporalità diverse e mutano scala, generando mondi post-apocalittici sospesi tra memoria e rinnovamento. La sua pratica, infine, configura la fotografia come un pratica di scavo: un modo per dare senso alla morte, alla materia e alle fragili architetture dell’esistenza.| File | Dimensione | Formato | |
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