Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio del settembre 1943, la Repubblica sociale italiana cercò di ricostruire un'idea di ordine politico attraverso la giustizia straordinaria, utilizzando come strumenti di epurazione i Tribunali provinciali straordinari. Istituiti con il decreto dell'11 novembre 1943, questi ultimi ebbero il compito di punire i cosiddetti "traditori", una categoria la cui definizione fu soggetta a interpretazioni politiche, personali e opportunistiche. L'analisi della loro attività evidenzia un sistema caratterizzato da profonde contraddizioni: sebbene formalmente impiegati per garantire una giustizia rivoluzionaria, i Tribunali provinciali straordinari si rivelarono spesso strumenti di regolamento di conti interni e di rivalità personali. In queste esperienze locali, quei Tribunali operarono in un contesto di instabilità e strumentalizzazioni, dove la giustizia politica si sovrappose a dinamiche personali e professionali. Attraverso lo studio della documentazione archivistica disponibile, il presente lavoro ne intende analizzare il ruolo nel progetto politico della Rsi, evidenziando come la loro funzione abbia contribuito non tanto al consolidamento del regime, quanto piuttosto alla sua frammentazione e alla sua incapacità di imporsi come un sistema coeso e disciplinato.
La giustizia dei traditi. L'attività dei Tribunali provinciali straordinari durante la Rsi (1943-44)
Ricci, Federico
2026
Abstract
Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio del settembre 1943, la Repubblica sociale italiana cercò di ricostruire un'idea di ordine politico attraverso la giustizia straordinaria, utilizzando come strumenti di epurazione i Tribunali provinciali straordinari. Istituiti con il decreto dell'11 novembre 1943, questi ultimi ebbero il compito di punire i cosiddetti "traditori", una categoria la cui definizione fu soggetta a interpretazioni politiche, personali e opportunistiche. L'analisi della loro attività evidenzia un sistema caratterizzato da profonde contraddizioni: sebbene formalmente impiegati per garantire una giustizia rivoluzionaria, i Tribunali provinciali straordinari si rivelarono spesso strumenti di regolamento di conti interni e di rivalità personali. In queste esperienze locali, quei Tribunali operarono in un contesto di instabilità e strumentalizzazioni, dove la giustizia politica si sovrappose a dinamiche personali e professionali. Attraverso lo studio della documentazione archivistica disponibile, il presente lavoro ne intende analizzare il ruolo nel progetto politico della Rsi, evidenziando come la loro funzione abbia contribuito non tanto al consolidamento del regime, quanto piuttosto alla sua frammentazione e alla sua incapacità di imporsi come un sistema coeso e disciplinato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



