Fra il patrimonio documentario custodito presso la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia si conserva, sotto la segnatura ms. 40, un piccolo taccuino di ricordi autografo, attribuito – secondo quanto registra lo stesso inventario del fondo – a tale Rosina di Porcìa, o meglio, per un mero errore di trascrizione – Bòsina di Porcìa. Il contributo offre i risultati di un sondaggio linguistico effettuato sulle prime 20 cc. del ms. e riflette sui livelli di analisi linguistica applicabili al caso, concentrandosi in partico- lare sulla possibilità di studiare una sorta di lingua popolare ‘di frontiera’. Venere mostra infatti un idio- ma sostanzialmente tosco-veneto, caratterizzato da interferenze friulane, nonché slave, o meglio – più verosimilmente – bosniache. Il contributo individua infine una tessera lessicale che trova le sue radici de là da mar, nelle lingue serbocroate, che potrebbe essere considerata un nuovo slavismo, e ripercorre brevemente le dinamiche di mobilità umana che hanno legato il territorio friulano alla penisola balcanica fra i secoli XVe XVI.
Tosco-veneto, friulano e bosniaco nel diario tardo-cinquescentesco di Venere Bòsina
Tinti, Jacopo
2025
Abstract
Fra il patrimonio documentario custodito presso la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia si conserva, sotto la segnatura ms. 40, un piccolo taccuino di ricordi autografo, attribuito – secondo quanto registra lo stesso inventario del fondo – a tale Rosina di Porcìa, o meglio, per un mero errore di trascrizione – Bòsina di Porcìa. Il contributo offre i risultati di un sondaggio linguistico effettuato sulle prime 20 cc. del ms. e riflette sui livelli di analisi linguistica applicabili al caso, concentrandosi in partico- lare sulla possibilità di studiare una sorta di lingua popolare ‘di frontiera’. Venere mostra infatti un idio- ma sostanzialmente tosco-veneto, caratterizzato da interferenze friulane, nonché slave, o meglio – più verosimilmente – bosniache. Il contributo individua infine una tessera lessicale che trova le sue radici de là da mar, nelle lingue serbocroate, che potrebbe essere considerata un nuovo slavismo, e ripercorre brevemente le dinamiche di mobilità umana che hanno legato il territorio friulano alla penisola balcanica fra i secoli XVe XVI.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



