Il saggio è parte del volume ‘Opere firmate nell’arte italiana/Medioevo. Siena e artisti senesi: Maestri orafi’, a cura di M.M. Donato (ID 2905), numero monografico della rivista online «Opera-Nomina-Historiae». Il volume inaugura con questa sezione la versione libraria del repertorio ‘Opere firmate nell'arte italiana/Medioevo’, progetto volto a realizzare un corpus delle opere di ogni classe e tipologia, ‘firmate’ in latino e nei volgari italiani fra VII sec. e Gotico tardo – progetto che prevede anche una versione in DB. La pubblicazione delle sezioni proseguirà nell’ambito della rivista. Il saggio, preposto al catalogo – composto dai profili degli orafi, cronologicamente ordinati, e dalle schede delle relative opere firmate – , presenta innanzitutto un primo bilancio del censimento svolto per il complesso della sezione ‘Siena e artisti senesi’ del repertorio (oltre 300 attestazioni, più un centinaio per le campane, ancora in via d’indagine), argomentando la scelta, rarissima nel complesso del progetto, di trattarla a sé. Si propone una contestualizzazione della pratica della firma d’artista nella Siena medievale, singolarmente frequente e trasversale alle tecniche, nel quadro della ricca e variata produzione e delle decise politiche artistiche del centro urbano durante la stagione gotica e tardogotica. Si offrono quindi alcune coordinate critiche essenziali per la lettura del catalogo (66 schede per 38 orafi, dal tardo Duecento, con Guccio di Mannaia, al secondo quarto del Quattrocento, con Goro di Ser Neroccio; oltre 300 illustrazioni a colori realizzate ad hoc), insistendo in primis sulla cruciale rilevanza della tradizione indiretta, data l’elevata percentuale di opere perdute. Si rileva l’eccezionalità, nel panorama europeo, di tale frequenza, continuità e omogeneità di firme di orafi, in generale e per un singolo centro (di norma menzionato nelle firme, dichiarando la provenienza ‘de Senis’ dell'artista), e se ne propongono più chiavi di lettura: incidenza di modelli di massimo prestigio (Guccio di Mannaia, calice di commissione papale per la Basilica Assisi); consapevolezza del carattere innovativo della produzione (nuova tecnica dello smalto traslucido) e della continuità della tradizione; status dell’oreficeria come arte-guida (relazioni con la pittura); largo successo dell’esportazione; committenze di altissimo prestigio e a raggio ‘internazionale’ (in specie, grandi reliquiari). Si propongono infine alcune ulteriori linee di ricerca sulle iscrizioni-firma (testi, lingua: problema della formulazione della firma da parte degli artisti, in proprio o meno; forme grafiche: eventuali scritture di ‘bottega’ o d’‘autore’).

Sulla soglia. Note della curatrice [online]

DONATO, MARIA
2012

Abstract

Il saggio è parte del volume ‘Opere firmate nell’arte italiana/Medioevo. Siena e artisti senesi: Maestri orafi’, a cura di M.M. Donato (ID 2905), numero monografico della rivista online «Opera-Nomina-Historiae». Il volume inaugura con questa sezione la versione libraria del repertorio ‘Opere firmate nell'arte italiana/Medioevo’, progetto volto a realizzare un corpus delle opere di ogni classe e tipologia, ‘firmate’ in latino e nei volgari italiani fra VII sec. e Gotico tardo – progetto che prevede anche una versione in DB. La pubblicazione delle sezioni proseguirà nell’ambito della rivista. Il saggio, preposto al catalogo – composto dai profili degli orafi, cronologicamente ordinati, e dalle schede delle relative opere firmate – , presenta innanzitutto un primo bilancio del censimento svolto per il complesso della sezione ‘Siena e artisti senesi’ del repertorio (oltre 300 attestazioni, più un centinaio per le campane, ancora in via d’indagine), argomentando la scelta, rarissima nel complesso del progetto, di trattarla a sé. Si propone una contestualizzazione della pratica della firma d’artista nella Siena medievale, singolarmente frequente e trasversale alle tecniche, nel quadro della ricca e variata produzione e delle decise politiche artistiche del centro urbano durante la stagione gotica e tardogotica. Si offrono quindi alcune coordinate critiche essenziali per la lettura del catalogo (66 schede per 38 orafi, dal tardo Duecento, con Guccio di Mannaia, al secondo quarto del Quattrocento, con Goro di Ser Neroccio; oltre 300 illustrazioni a colori realizzate ad hoc), insistendo in primis sulla cruciale rilevanza della tradizione indiretta, data l’elevata percentuale di opere perdute. Si rileva l’eccezionalità, nel panorama europeo, di tale frequenza, continuità e omogeneità di firme di orafi, in generale e per un singolo centro (di norma menzionato nelle firme, dichiarando la provenienza ‘de Senis’ dell'artista), e se ne propongono più chiavi di lettura: incidenza di modelli di massimo prestigio (Guccio di Mannaia, calice di commissione papale per la Basilica Assisi); consapevolezza del carattere innovativo della produzione (nuova tecnica dello smalto traslucido) e della continuità della tradizione; status dell’oreficeria come arte-guida (relazioni con la pittura); largo successo dell’esportazione; committenze di altissimo prestigio e a raggio ‘internazionale’ (in specie, grandi reliquiari). Si propongono infine alcune ulteriori linee di ricerca sulle iscrizioni-firma (testi, lingua: problema della formulazione della firma da parte degli artisti, in proprio o meno; forme grafiche: eventuali scritture di ‘bottega’ o d’‘autore’).
Firme di artisti nel Medioevo; Corpus; Oreficeria senese
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